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ET VERBUM CARO FACTUS EST, et habitąvit in nobis; et vģdimus glņriam eius, glņriam quasi Inigéniti a Patre, plenum grąziae et veritątis.






06/09/2010 @ 23.43.29
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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 30/01/2009 @ 10:32:25, in Amicizia Sacerdotale, linkato 722 volte)
“Giovani e Tradizione”

“Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum”

“Le Giornate di Teologia Cattolica”

Tema: Il Trattato dell’Eucarestia di San Tommaso d’Aquino

Roma, 21-22 aprile 2009

Casa Bonus Pastor, Via Aurelia, 208- tel. 06.69871282- e.mail: bonuspastor@glauco.it
( Chi ha bisogno dell’alloggio si potrà rivolgere personalmente alla casa o cercare altrove. Chi non alloggia nella casa potrà prenotare i pasti liberi durante il corso).

Relatori: P. Vincenzo Benetollo, O.P. e P. Roberto Coggi, O.P.

Direttore del corso: P. Vincenzo M. Nuara O.P.(e.mail: p.nuara@giovanietradizione.org)

Segreteria: Angelo Pulvirenti e Giovanni Turturice

Info e iscrizioni nel sito: www.giovanietradizione.org cell.330.702501;

Destinatari: Sacerdoti (diocesani e religiosi), seminaristi, religiosi in formazione.

Quota di partecipazione: 50,00 E.

*****

 Martedì 21 aprile 2009 Ore 9,00 : Accoglienza e Iscrizioni al corso

Ore 9,30: Canto del Veni Creator Introduzione e presentazione del corso (P. Vincenzo M. Nuara O.P.)

Ore 10,00: 1^ lezione: Introduzione allo studio San Tommaso ( P. Vincenzo Benetollo O.P.)

Ore 11,00: 2^ lezione: Introduzione allo studio di San Tommaso

Ore 12,00: 3^ lezione: domande al docente sul tema (Ore 13,00-14,30: pranzo libero nella casa)

Ore 16,00: 4^ lezione: Il trattato dell’Eucaristia di San Tommaso (P. Roberto Coggi O.P.)

Ore 17,00: 5^ lezione: Il trattato dell’Eucaristia di San Tommaso Ore 18,00: 6^ lezione: domande al docente sul tema

Ore 19,00: S. Rosario, Vespro e Benedizione Eucaristica
(Ore 20,00-21,30: cena libera nella casa)

Ore 21,00: Incontro sacerdotale


Mercoledì 22 aprile 2009

Ore 7,00-8,00: SS. Messe in Basilica di San Pietro in Vaticano

Ore10,00: 7^ lezione: Il trattato dell’Eucaristia di San Tommaso

Ore 11,00: 8^ lezione: Il trattato dell’Eucarestia di San Tommaso

Ore 12,00: 9^ lezione: domande al docente sul tema (ore 13,00-14,30: pranzo libero nella casa)

Ore 16,00: S. Rosario

Ore 16,30: Laboratorio di lettura guidata dei testi della Summa Theologiae (P. Vincenzo M. Nuara O.P.)

Ore 19,00: Conclusione: Vespro, Te Deum e Benedizione Eucaristica

N.B. I sacerdoti/seminaristi portino la veste talare, la cotta, la berretta o/e l’abito religioso corale, il Breviarium Romanum, il Missale Romanum per le celebrazioni liturgiche.

Ad Maiorem Dei Gloriam
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Di Admin (del 28/01/2009 @ 23:51:03, in Amicizia Sacerdotale, linkato 395 volte)
"Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum", organizza dal 21 al 22 aprile 2009 presso la Casa Bonus Pastor in Roma le "Giornate di Teologia Cattolica" sul tema: Il trattato dell'Eucaristia di San Tommaso d'Aquino.

Relatori:
                   P.Prof.Vincenzo Benetollo O.P.(Introduzione allo studio di San Tommaso) e
                   P.Prof. Roberto Coggi O.P.(Il trattato dell'Eucaristia).

Il corso di studio è destinato ai sacerdoti (diocesani e religiosi), ai seminaristi e ai professi in formazione negli studentati religiosi.

Note organizzative.
Sede del corso: Casa Bonus Pastor- Via Aurelia, 208- tel.06.6987.1282-
e.mail: bonuspastor@glauco.it-

Chi avrà bisogno dell'alloggio potrà liberamente prenotarsi direttamente telefonando o scrivendo alla Casa Bonus Pastor.
I pasti liberi si potranno prenotare nella casa durante il corso per coloro che non alloggiano nella casa.

Per iscriversi al corso scrivere in questo sito al direttore del corso: P. Vincenzo M. Nuara O.P.(Roma).
Quota di partecipazione: 50,00 Euro. (N.B. A breve verrà comunicato il programma dettagliato del corso e pubblicato il modulo d'iscrizione).
Ad Maiorem Dei Gloriam!
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Di Admin (del 28/01/2009 @ 23:50:23, in Interviste, linkato 350 volte)

INTERVISTA a Mons. FELLAY
di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro


Monsignor Bernard Fellay, il 30 giugno 1988, lei, con altri tre sacerdoti, lei, con altri tre sacerdoti della Fraternità San Pio X, veniva consacrato vescovo da monsignor Marcel Lefebvre. Questo atto fece di voi e del vescovo brasiliano Antonio De Castro Mayer, che vi aveva partecipato, fra i primi scomunicati dopo il Concilio Vaticano II. Oggi, a distanza di più di vent’anni, lei è il Superiore generale della Fraternità, quello che nello sbrigativo linguaggio giornalistico viene definito “il capo dei lefebvriani”. Siamo a Menzingen, Svizzera profonda, nella Casa generalizia, fuori c’è la neve, pare di essere in un presepe e qui sul tavolo c’è il decreto della Santa Sede che revoca quella scomunica.


Che cosa prova?

Gioia, soddisfazione. Che non sono sentimenti di una persona che pensa di essere un vincitore. Quello che la Fraternità San Pio X ha fatto dalla sua fondazione a oggi, e che continuerà sempre a fare, lo ha fatto e lo farà solo per il bene della Chiesa. Anche le consacrazioni episcopali del 1988 furono fatte a quello scopo. Per il bene della Chiesa e per la nostra sopravvivenza. Monsignor Lefebvre doveva, ripeto doveva, assicurare una continuità. Noi non siamo altro che una piccola scialuppa di salvataggio in un mare in tempesta. Noi siamo sempre stati al servizio della Chiesa e sempre lo saremo. La revoca della scomunica, insieme con il Motu proprio di Papa Benedetto XVI sulla Messa antica, è un segnale importante, davvero importante, per la nostra piccola scialuppa. Per questo parlo di gioia e di soddisfazione.



Dove e quando ha saputo del decreto?

L’ho saputo pochi giorni fa a Roma, nell’ufficio di un cardinale, il cardinale Castrillon Hoyos, il presidente della Commissione Ecclesia Dei. Ci siamo abbracciati. Poi, per prima cosa ho ringraziato la Madonna, questo è un suo regalo. E’ per ottenere la sua intercessione che sono stati messi insieme più di un milione e settecentomila rosari, recitati da fedeli che auspicavano la revoca della scomunica.

Chi, in Vaticano, ha lavorato di più per giungere a questa soluzione?

Sicuramente il cardinale Hoyos, che è a capo della Commissione preposta ai rapporti tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X. Ma, soprattutto, Papa Benedetto XVI.
L’ho capito dalla prima udienza in cui lo incontrai poco dopo la sua elezione. Pur muovendoci dei rimproveri, il Santo Padre aveva un tono dolce, veramente paterno.



Nel decreto si dice che il Santo Padre confida nel vostro impegno a “non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte”. Che cosa vuol dire questo?

Vuol dire che, come tutti i figli della Chiesa, siamo titolati a discutere delle questioni che riteniamo fondamentali per la fede e per la vita della Chiesa stessa. Credo che questo riconosca quanto meno la serietà della nostra posizione critica su questi ultimi quarant’anni. Noi non chiediamo altro che chiarirci. Il fatto che la volontà del Santo Padre vada in questa direzione è veramente di grande conforto. L’importante è che si capisca che, anche nei momenti in cui poniamo delle critiche severe, noi non siamo mai contro la Chiesa, noi non siamo mai contro il papato. E come potremmo farlo? Ci hanno spesso accusato di essere “lefebvriani”, ma noi non siamo “lefebvriani”, benché rimane per noi un titolo di gloria: noi siamo cattolici. Il primo a non essere lefebvriano è stato il nostro fondatore, monsignor Lefebvre. Quando questo sarà chiaro, si comprenderanno meglio le nostre posizioni. Ci vorrà ancora del tempo, ma credo che poco alla volta sarà chiaro che tutto ciò che facciamo è opera di Chiesa.


La revoca della scomunica è frutto di una trattativa e di un accordo, o è un atto unilaterale della Santa Sede?

Noi abbiamo chiesto più volte la libertà nella celebrazione della Messa antica e la revoca della scomunica. Ma ciò che è avvenuto ora non è frutto di una trattativa o di un accordo. E’ un atto gratuito e unilaterale che mostra che Roma ci vuole realmente bene. Un bene vero. Per molto tempo abbiamo avuto l’impressione che Roma non volesse entrare in argomento. Poi, tutto è cambiato e questo lo dobbiamo al Papa.


Perché Papa Benedetto XVI ha voluto così fortemente questo atto? Si è reso conto del ginepraio in cui si è messo con la revoca della scomunica?

Oh, sì, credo che sia ben consapevole delle reazioni più diverse e più scomposte. Del resto, a più riprese, prima e dopo la sue elezione pontificale, ha parlato della crisi della Chiesa in termini tutt’altro che ambigui.
Quando dicevo della sua dolcezza paterna, intendevo parlare del fatto che in Lui traspaiono, insieme, la consapevolezza dei tempi in cui viviamo, la fermezza nel porvi rimedio e l’attenzione a tutti i suoi figli. Questo fa sì che reazioni più o meno scomposte ai suoi atti lo possono far soffrire, ma non certo lo costringono a mutare parere. E qui sta anche il motivo di questa decisione.



In questo quadro, si potrebbe sintetizzare questa notizia dicendo che la Tradizione non è più scomunicata?

Sì, anche se ci vorrà del tempo prima che questo concetto diventi moneta comune dentro il mondo cattolico. Fino a oggi, in molti ambienti siamo stati considerati e trattati peggio del diavolo. Tutto ciò che facevamo e che dicevamo doveva essere per forza qualcosa di male. Non credo la situazione possa cambiare improvvisamente. Ma oggi c’è un atto della Santa Sede che ci autorizza a dire che la Tradizione non è scomunicata.


E che cosa si prova a vivere da scomunicati?

Si prova dolore per l’utilizzo cattivo e strumentale di un marchio d’infamia. Per quanto riguarda la nostra situazione, invece, devo dire che non ci siamo mai sentiti scomunicati, non ci siamo mai sentiti scismatici. Noi ci siamo sempre sentiti parte della Chiesa e la notizia di cui stiamo parlando dimostra che avevamo ragione.


A questo punto ci si chiede perché tale situazione si sia trascinata così tanto. E, soprattutto, di che natura sono le questioni che il documento della Santa Sede e voi stessi dite che devono essere ancora discusse?

Lo riassumo in poco spazio. A un certo punto, dentro la Chiesa abbiamo visto che si prendeva una strada nuova, secondo noi una strada che avrebbe portato a grandi problemi. Noi non abbiamo fatto altro che pensare, insegnare e praticare ciò che la Chiesa aveva sempre fatto fino a quel momento: niente di più e niente di meno. Non abbiamo inventato nulla. Abbiamo seguito, per l’appunto, la Tradizione. E, oggi, la Tradizione non è più scomunicata.




Fonte Libero, 25 gennaio 2009.
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Di Admin (del 23/01/2009 @ 14:47:35, in Esteri, linkato 403 volte)
Il parroco di Gaza: Dio ci liberi dalla rabbia degli uomini
Terrasanta.net
Milano, 22 gennaio 2009
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  Il parroco cattolico latino di Gaza, padre Manuel Musallam (a sinistra), tra la sua gente. (foto: patriarcato latino di Gerusalemme)  
     
  Il parroco cattolico latino di Gaza, padre Manuel Musallam (a sinistra), tra la sua gente. (foto: patriarcato latino di Gerusalemme)  
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«Che Dio spazi via la rabbia degli uomini e inondi Gaza della sua grazia. A nome della gente di Gaza vi vogliamo dire grazie, amici di tutto il mondo, per le vostre preghiere incessanti e per l'aiuto di cui abbiamo bisogno urgentemente e che speriamo ci raggiunga presto».
Guarda al futuro una lettera del parroco di Gaza, padre Manuel Musallam, rilanciata oggi dal sito web del patriarcato latino di Gerusalemme e che qui riportiamo tradotta integralmente. Padre Manuel racconta di una terra devastata, di ferite profondissime e difficili da guarire, nel copro e nella mente degli abitanti di Gaza; dell'assoluto e sempre più pressante bisogno di dire, una volta per tutte, la parola fine alla guerra tra israeliani e palestinesi, sapendo però che non esiste pace senza giustizia.
È una lettera che ringrazia chi ha aiutato con generosità; ma è ancora una volta un appello a ciascuno, perché non si dimentichi delle sofferenze di Gaza. E, in questo senso, ricordiamo che donazioni per la parrocchia di padre Manuel possono essere fatte attraverso l'iniziativa lanciata alcuni giorni fa dalla Custodia di Terra Santa in collaborazione con il patriarcato latino di Gerusalemme.

Ecco la testimonianza di padre Musallam:

"Pace e benedizioni a voi, che Dio spazzi via la rabbia degli uomini e inondi Gaza con la sua grazia e il suo amore. Gaza soffriva prima della guerra, ha sofferto durante la guerra e continua a soffrire ora, a guerra conclusa.

Centinaia di persone sono state uccise e molte di più sono rimaste ferite durante l'invasione israeliana. La nostra gente ha sopportato il bombardamento delle case, la distruzione del raccolto, ha perso ogni cosa e adesso è senza dimora. Abbiamo sopportato le bombe al fosforo che hanno causato orribili ferite, soprattutto ai civili. Come i primi cristiani, la nostra gente sta vivendo un periodo di grandi persecuzioni, persecuzioni che andranno testimoniate alle future generazioni come una prova della fede, della speranza e dell'amore di questa gente.

Adesso molte famiglie sono rifugiate presso le scuole dell'Unrwa (l'agenzia delle Nazioni Unite per l'assistenza ai profughi palestinesi - ndr), dove speravano di essere al sicuro. Ma con 50-60 persone per stanza, la mancanza di elettricità, acqua, letti e cibo e di un posto dove lavarsi, le condizioni di vita sono terribili.

Gli aiuti di emergenza non sono ancora arrivati alla nostra chiesa e la nostra gente, avendo troppa paura ad avventurarsi nella città distrutta, non è in grado di raggiungere i magazzini in cui sono stoccati gli aiuti della Croce Rossa e delle Nazioni Unite. Noi speriamo in Dio ma ci appelliamo al mondo intero e in particolare alla Chiesa perché Gaza venga aiutata. Le vostre preghiere e la vostra sollecitudine saranno la nostra salvezza.

La guerra ha colpito tutti a Gaza. Un'insegnante ha trovato riparo nella nostra scuola con suo marito e quattro figli. L'uomo è stato colpito dalle schegge di un ordigno israeliano e le sue gambe sono ferite in modo grave. Lei è sconvolta e spaventata e quando le ho parlato cercava disperatamente un po' di acqua pulita per dare da bere al bimbo (più piccolo).

La Chiesa di Gaza ha perso Naseem Saba, un cattolico di 26 anni. È stato ucciso da un raid israeliano il 7 gennaio. Il giorno prima Israele aveva distrutto la casa della sua famiglia, dove Naseem viveva con i suoi tre zii.

Come per la distruzione delle cose e le ferite dei corpi, anche il trauma mentale causato alla nostra gente è incalcolabile. Per tornare alla normalità avranno bisogno di aiuto e sostegno per anni interi. Dovranno trovare un luogo dove vivere e ci sarà bisogno di centri appositi per chi è stato ferito durante i bombardamenti, scuole speciali per chi è rimasto traumatizzato o per i bimbi rimasti orfani e un apparato completo di servizi riabilitativi.

L'acqua pulita scarseggia, così entrambe le nostre scuole di Remal e di Zaitun riforniscono la gente del posto di acqua presa da un pozzo artesiano, scavato grazie alla generosità di benefattori austriaci. Il generatore della scuola produce elettricità per il vicino fornaio. E visto che per settimane si era interrotta la distribuzione del pane la gente dice: «Il prete è diventato un fornaio». Ed è vero. Siamo felici di poterlo fare.

Adesso la guerra deve finire. Il mondo deve trovare una soluzione per il popolo palestinese e non ci si deve accontentare di tornare al punto in cui eravamo prima che scoppiasse questa guerra. I confini che ci separano da Israele devono essere ridisegnati e l'occupazione, che è iniziata 60 anni fa, deve finire.

Lo status dei rifugiati palestinesi deve essere risolto sulla base del Diritto al ritorno e Gerusalemme Est deve diventare la capitale dello Stato palestinese. Bisogna abbattere il muro dell'apartheid, aprire i valichi di frontiera, liberare i detenuti palestinesi e smantellare gli insediamenti israeliani in modo che la terra possa tornare ai suoi legittimi proprietari palestinesi.

La pace è possibile solo se si accorda con la giustizia. Se il mondo garantirà i diritti umani ai palestinesi, ci sarà sicuramente pace in Medio Oriente.

A nome della gente di Gaza vi vogliamo dire grazie, amici di tutto il mondo, per le vostre preghiere incessanti e per l'aiuto di cui abbiamo bisogno urgentemente e che speriamo ci raggiunga presto. Ringraziamo sua santità Benedetto XVI per aver continuato ad invocare la pace in Medio Oriente e per il suo generoso aiuto ai poveri di Gaza. E ringraziamo tutti i vescovi, i preti, i pastori, i monaci e le suore di tutto il mondo perché ci ricordano nelle loro preghiere.

Per conto di ciascun abitante di Gaza, condivido le vostre preghiere e dico al mondo intero: "D'ora innanzi che nessuno mi procuri fastidi: difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen (Galati 6, 17-18)".

Vostro
padre Manuel Musallam
pastore della Chiesa cattolica di Gaza
20 gennaio 2009

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Di Admin (del 10/01/2009 @ 11:01:15, in Informazioni utili, linkato 450 volte)
All'indirizzo http://www.giovanietradizione.org/foto si possono trovare le foto del convegno da noi organizzato a Roma dal 16 l 18 settembre 2008
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Di Admin (del 04/01/2009 @ 10:44:53, in Esteri, linkato 389 volte)






Per le foto, Fonte: corriere.it


verità. I commensali avevano necessità di vino, di verità; ...

verità. I commensali avevano necessità di vino, di verità; la Madonna lo disse al Figlio, il quale disse ai servi: «Riempite le giare di acqua». I servi le riempirono fino all'orlo e l'acqua diventò vino. Gli Israeliani, bisognosi ancora di verità, nel luglio del 2006 confusero col vino il sangue dei bimbi, e a Cana, nel sud del Libano, ne uccisero 37.

Oggi sempre assetati di verità, non solo hanno confuso il sangue col vino, ma anche Cana con Gaza, e stanno facendo un'altra strage d'innocenti.
Miriam Della Croce

Per il testo, Fonte: iltempo.ilsole24ore.com

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