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ET VERBUM CARO FACTUS EST, et habitàvit in nobis; et vìdimus glòriam eius, glòriam quasi Inigéniti a Patre, plenum gràziae et veritàtis.






09/09/2010 @ 15.05.28
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 08/09/2010 @ 09:20:36, in Storia, linkato 2 volte)
Pubblichiamo di seguito un articolo di Vittorio Leo, uno dei nostri soci più attivi, apparso sul sito http://www.riscossacristiana.it



“Questa Italia già esiste ed ha dalla sua religione principalmente, e poi dalla sua lingua, dai suoi interessi e da mille altre relazioni che cotesti tre elementi producono, quella unità, senza la quale non sarebbe nominabile, né intelligibile (e come potreste dire Italia se Italia non fosse?). Ma poiché essa non è fatta a seconda delle utopie multiformi de’ suoi rigeneratori, essi vogliono ad ogni costo acconciarla a modo loro; e vi assicuriamo che l’acconceranno per le feste”.Luigi Taparelli d’Azeglio

L’Identità nazionale è stata oggetto di critica e di derisione in diverse occasioni e da parte di svariate aree politiche e culturali (un tempo era la sinistra che, in nome di un certo internazionalismo sovietico,osteggiava l’attaccamento alla Patria; oggi invece, a quanto pare, i più pericolosi non sono i leghisti ma i “pensatori neodestri” i quali vorrebbero un Italia diversa da quella reale,dove l’unica forma di patriottismo accettabile è di tipo costituzionale). Una identità che oggi viene connessa a pochi interessi: la nazionale di calcio,la moda, i prodotti italiani. Un po’ poco per un paese che per secoli è stato faro di civiltà e modello di sviluppo e innovazione. Un paese che sta anche perdendo quella vocazione spirituale che in un certo senso lo identificava come “seconda Terra Santa”.
Tuttavia va chiarito che la rinascita Italiana, così come la pacificazione nazionale, non potrà aversi perpetrando la celebrazione di miti illusori (per non dire dannosi) come il risorgimento e la resistenza. Un attento revisionismo storico, ha dimostrato come questi avvenimenti abbiano comportato in un certo senso lo smarrimento dell’identità patria, abbiano fomentato divisioni laceranti e aperto ferite non ancora sanate. C’è chi parla del risorgimento come di un “movimento anti-italiano” e in un certo senso non ha tutti i torti. L’abolizione di secolari corpi sociali (quasi millenari), l’omologazione culturale, la scomparsa di tradizioni storiche, l’aver optato per un unico piano economico che non considerava o comprendeva le vocazioni naturali dei territori, lo smantellamento di certe aree industriali, la spoliazione dei beni della Chiesa, l’imposizione di una “religione civile” contro quella profondamente cattolica del popolo italiano, hanno comportato l’inevitabile declino morale, sociale ed economico del paese. E dicendo questo non voglio rimestare sentimenti separatisti e anti-unitari.
Sul risorgimento Francisco Elias de Tejada così si espresse nel corso di un convegno, era il 1976, dei giusnaturalisti cattolici tenuto a Palermo: “Il Risorgimento italiano nel secolo XIX fu la realizzazione del sogno centenario dell’unità italica e questo merito indiscutibile e indubitabile va accolto dal pensiero tradizionalista italiano con il plauso entusiastico che merita il conseguimento di una necessità storica, il concretizzarsi di un anelito iscritto negli strati più profondi delle genti italiane. ... Qualunque fossero le maniere in cui si realizzò, per quanto possiamo dissentire sui metodi, il Risorgimento è parte della Tradizione d’Italia. Quel che possiamo deplorare forse è il procedimento storico e le forme con cui si compì...”.

L’idea di una “casa comune” degli Italiani in effetti era un idea che circolava da tempo (addirittura programma politico nel medioevo di Federico II di Svevia) ed era auspicata da molti italiani durante il periodo pre-risorgimentale. La prima vera formulazione di unità politica dell’Italia si ha nel XVI secolo,in modo particolare nasce una tradizione politica e culturale alla corte del Regno di Napoli, i cui autori (tra gli altri Camillo Quernera,Giano Anisio,Bernardino Martirano, Ludovico Paternò) parlano apertamente della possibilità di unificazione politica della penisola attorno alla capitale meridionale.

Dice ancora Francisco de Tejada a tal proposito: “L’idea dell’unità dell’intera Italia intorno al trono napoletano, era la conseguenza dell’ottimismo trionfale dei figli del Regno dovuto al fatto di far parte della Monarchia cattolica”.“Dal momento in cui il Re di Napoli aspirava alla Monarchia universale, aveva come missione la unificazione degli italiani. Il Re di Napoli come Signore del mondo rappresenta il contropiede della teoria napoletana dell’unità politica italica”

Rientrano nel percorso politico filo-unitario le insorgenze anti-giacobine (1796-1815), da molti studiosi ormai riconosciute come difesa spontanea, da parte del popolo Italiano, della Patria e dell’Altare. In seguito il movimento neo-guelfo, che nel corso del secolo XIX propose la federazione degli stati pre-unitari. Ancora,sempre in quel periodo, il Re Ferdinando II di Borbone delle Due Sicilie (avallato anche da Pio IX) presentò dei programmi di federazione e di abolizione delle dogane interne dei vari stati. Tuttavia gli eventi prepararono per l’Italia una sorte ben diversa come abbiamo visto.
C’è anche da dire che non tutto di questi primi centocinquant’anni di stato unitario va buttato, ci sono alcuni aspetti positivi che vanno riconosciuti; e non si può nemmeno negare il contributo dato dai cattolici allo sviluppo dello Stato sociale, tra alti e bassi, dall’opera dei congressi fino ai comitati civici e alla Dc (che in seguito,purtroppo,diventerà uno dei maggiori agenti della modernizzazione e della secolarizzazione del paese).
Non si può non tenere poi conto del contributo dato dal fascismo (regime) alla pacificazione tra le istituzioni dello stato unitario e la Chiesa Cattolica (sancito dal concordato del ’29). A mente lucida e fuori dalle contrapposizioni che hanno dilaniato l’Italia del dopoguerra per lunghi anni, si può anche ragionare su alcuni (e solo alcuni) aspetti positivi dell’esperienza fascista. Piero Vassallo su “itinerari della destra cattolica” senza identificare ingenuamente il fascismo con la Dottrina della Chiesa Cattolica dice: “nel disgraziato scenario delle ideologie moderne- giacobinismo, liberalismo, comunismo, positivismo, nazismo- il fascismo rappresentò il nobile tentativo di educare una modernità impegnata seriamente a ritrovare la via di quell’umanesimo italiano che fu magnifico interprete (pensiamo a Dante,a Petrarca, a Vico) della scolastica medievale”.
Inoltre, aggiungo, il corporativismo cattolico di Giuseppe Toniolo ebbe il suo influsso, magari minoritario, nell'esperimento corporativo-sindacale attuato dal fascismo negli anni trenta del XX secolo. Fu un errore nel dopoguerra abbandonare l’esperienza corporativa che nasceva in ambienti cattolici prima ancora che fascisti.
Come “rinnovare” dunque l’identità nazionale? Dove trovare dei punti di riferimento?
Credo che la soluzione al problema passi necessariamente dalla riscoperta di due aspetti fondamentali della Patria italiana:l’identità cristiano-cattolica, vero collante del nostro paese; e la romanità (spogliata però della retorica romantico-nazionalista), che rappresenta l’altro aspetto chiave di una certa cultura che nel nostro paese, grazie alla Chiesa Cattolica, ha continuato a vivere nel rinnovamento cristiano dei suoi più importanti istituti (d’altronde fu facile per la Chiesa far proprio il diritto romano: come diceva la compianta professoressa Marta Sordi, “Roma era cattolica prima ancora di essere cristiana”) .
Sorgono però nuove domande.
Quale modello politico attuare per una rinascita dell’Italia?
Dopo l’unificazione nazionale, la dirigenza del nuovo regno decise di optare per uno stato accentratore. Si è parlato di questo come di un abito sbagliato, non ritagliato su misura.
Da quel momento ne è passata acqua sotto i ponti, eppure le polemiche sono diventate sempre più aspre con profonde divisioni tra centralisti, federalisti, separatisti,ecc..
Tutte queste polemiche hanno fatto male al Paese e talvolta si è arrivato perfino a mettere in discussione il concetto di nazione italiana, volendo a tutti costi dichiarare pluri-nazionale lo stato italiano.
Anzitutto, bisogna chiarire senza alcun timore che lo stato-nazione non è necessariamente un elemento negativo per la società, ma anzi è utile per regolare alcune questioni che le singole comunità inferiori nazionali non sarebbero in grado di compiere adeguatamente da sole (e a maggior ragione in tempi di globalizzazione). L’idea di stato-nazione, va precisato, inizia ad essere elaborata nel XVI secolo grazie alla cattolicissima scuola di Salamanca, in Spagna. Ovvero da quella scuola di pensiero che viene definita “seconda scolastica”, e che pone la Comunità Politica al centro e al di sopra della cosiddetta società civile, ossia lo Stato inteso non come stato onnivoro e totalitario ma come <<societas perfecta>> che accoglie in se le <<societates imperfectae>> delle comunità minori, garantendo la loro convivenza associata nella giustizia.
Interessante,in merito al processo di formazione dello Stato-Nazione, il giudizio dato dal Professor Roberto De Mattei nel saggio “La sovranità necessaria”: <<Lo sviluppo degli Stati nazionali non comportava necessariamente l'abbandono della concezione medioevale della sovranità. Una prova ci viene offerta dalla missione di Santa Giovanna D'Arco,che si svolge proprio nel momento in cui gli stati nazionali si affermano sulle rovine della civiltà medievale che si spegne. E' in Giovanna D'arco che la sovranità medievale trova la sua più alta personificazione e che, secondo Jean de Pange, “l'idea di regalità cristiana raggiunge il pieno sviluppo”>>.pensiero cattolico di matrice aristotelico-tomista, che pone, come dicevamo sopra, al centro e al di sopra della cosidetta società civile la Comunità Politica, ossia lo Stato inteso non come stato onnivoro al modo totalitario ma come <<societas perfecta>> che accoglie in se le <<societas imperfectae>> delle comunità minori garantendo la loro convivenza associata nella giustizia
I buoni propositi di un modello di stato tradizionale e federativo vennero macchiati in seguito dall’assolutismo regio e dal centralismo illuminista: la rivoluzione francese si sparse a macchia d’olio ovunque, e ancora oggi in Europa prevalgono le ideologie anti-cattoliche.
Bisogna assolutamente condannare il modello statalista e centralista, di stampo giacobino, e proporre invece uno Stato leggero e inteso come “unione delle famiglie e dei popoli” (e ugualmente la patria va intesa non più in senso astratto e idealistico, ma più pragmaticamente come “terra dei padri” e come grande famiglia in cui si riconoscono le varie comunità organiche).
Uno dei principali nemici del totalitarismo moderno e in egual misura difensore del principio di sovranità nel XX secolo, fu senza dubbio Papa Pio XII che vide nello Stato uno degli elementi costitutivi del diritto naturale e, con la famiglia, la colonna portante della società umana.
<<La missione dello Stato- ammonisce Pio XII- è quella di controllare, aiutare e regolare le attività private e individuali della vita nazionale, per farle convergere armoniosamente verso il bene comune; orbene quest’ultimo non può essere determinato da concezioni arbitrarie, né trovare la propria legge primaria nella prosperità materiale della società, ma piuttosto deve trovarla nell’armonioso sviluppo e della perfezione naturale dell’uomo, al quale il Creatore ha destinato la società in qualità di mezzo(1)>>.
Pio XII aveva ben chiara questa distinzione tra sovranità (legittima) e tirannia totalitaria.
Fondamentale è dunque, volendo rimanere fedeli al pensiero cattolico, il riconoscimento e la valorizzazione del più vasto numero di corpi sociali, organizzati gerarchicamente all’interno dello Stato, facendo dunque da freno al potere centrale e garantendo le più ampie “libertà concrete”, territoriali e sociali.
Le forze politiche del nostro paese non possono ormai più trascurare le richieste di maggiore autonomia e di valorizzazione delle identità locali, che vengono dal nord come dal sud (senza per questo scadere in eccessi o in pericolose fughe separatiste).
E’ piacevole notare che nonostante un secolare processo di annichilimento delle radicate tradizioni popolari esse ritornano, redivive, con tutta la loro forza, per assestare un duro colpo alle truppe laico-massoniche di ogni risma.
In sintesi, è auspicabile una riforma del sistema in senso organico e corporativo (un termine che va ricondotto al suo significato originario); il che richiederebbe anche una necessaria riforma del parlamento, che andrebbe dotato di una camera delle regioni e dei mestieri.
L’Italia deve anche ritrovare quella “vocazione all’universale” che le è congeniale: dobbiamo tornare ad avere una missione comune e civilizzatrice, che trova il suo fondamento nei perenni principi della religione Cattolica e nel suo annuncio a tutti i popoli della terra.
L’unità dello Stato è minacciata, più che da ogni altra cosa, da questa miopia politica e culturale
Può essere d’aiuto la lezione di Josè Maria Ortega y Gasset sull’Impero Romano: «Il giorno in cui Roma cessò di essere questo progetto di cose da fare domani, l’impero si disarticolò». (va rifiutata) «ogni interpretazione statica della convivenza politica, che va invece intesa dinamicamente. La gente non vive unita in una nazione senza motivo, ‘perché si’; questa coesione a priori esiste solo nella famiglia. I gruppi che si integrano in uno Stato vivono insieme per qualcosa; sono una comunità di propositi e di aspirazioni».
Sempre il filosofo iberico ci da un altro spunto sul carattere universale di Roma che fu «la chiamata di genti diverse a fare qualcosa di grande insieme». Qualcosa di simile fece la Spagna, durante gli anni d’oro del suo vastissimo Impero.
A coronamento di questo sistema andrebbe ripristinata l’istituzione monarchica,non per puro nostalgismo, bensì per maggiori garanzie di unità nazionale e di tutela delle libertà concrete. Lo stesso S. Tommaso, pur non negando altri sistemi politici (aristocrazia,democrazia), ammette che la monarchia è la più perfetta tra le forme di governo. Ovviamente qui si parla di Monarchia Tradizionale, così brillantemente definita da Giovanni Cantoni in un suo celebre articolo(2): «La monarchia tradizionale è dunque una società tradizionale retta a regime monarchico ereditario, cioè una società che vive della tradizione ed è retta da una famiglia».
Prosegue Cantoni chiarendo il concetto di Rey nella Tradizione delle Spagne: <<Alla stessa definizione di monarchia tradizionale si può giungere osservando che cosa racchiude la monarquía tradicional dei teorici carlisti. Ci aiuta il lemma carlista nella sua completezza. Esso recita: “Dios, Patria, Fueros, Rey”. Il Rey è cioè custode della Santa Tradición, cioè della fede, della integrità nazionale e dei diritti acquisiti. Al Rey viene richiesta non solo la legittimità di diritto, cioè dinastica, ma anche la legittimità di esercizio, cioè il rispetto e la difesa della Santa Tradición, che fa sì che la monarquía tradicional sia non soltanto social e representativa ma anche limitada dalla legge divina e naturale e dai legittimi diritti acquisiti>>.
Al lettore questo programma potrà sembrare ardito e forse “utopistico” per i nostri tempi; tuttavia non possiamo rimanere impassibili al grido straziante di un’Italia, e di un Europa, che muore sotto le cannonate della secolarizzazione e del relativismo.

Vittorio Leo

Note:
1) Pio XII Enciclica Summi Pontificatus,cit.,p.451.
2) Giovanni Cantoni; La Monarchia tradizionale, unica soluzione globale alla crisi del mondo moderno.
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Di Admin (del 02/09/2010 @ 20:15:56, in Informazioni utili, linkato 48 volte)
Di seguito il modulo di adesione per l'anno 2010/2011 all'Associazione Giovani e Tradizione.

Per aderire bisogna compilarlo in tutte le sue parti, firmarlo e spedirlo al seguente indirizzo:
Associazione "Giovani e Tradizione", via Vittorio Emanuele II n.144, 95024 ACIREALE (ct).
PEr perfezionare l'iscrizione occorre versare la quota associativa di 30 euro.
Per maggiori dettagli: tel.: 330702501 - info@giovanietradizione.org.

Scarica il modulo
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Di Admin (del 02/09/2010 @ 19:59:46, in Avvenimenti, linkato 6 volte)

Di seguito riportiamo i video della S. Messa tridentina celebrata a Bologna da p. Nuara O.P. in ricordo di p. Tomas Tyn e una breve cronaca di p. Cavalcoli della stessa

 





Nella splendida cornice della cappella della basilica bolognese di S. Domenico, che custodisce in una secolare e ricchissima arca le sacre reliquie del Fondatore dell’Ordine dei Predicatori, sabato 12 giungo scorso il Padre domenicano Vincenzo Nuara, membro della commissione pontificia “Ecclesia Dei”, incaricata di promuovere l’applicazione del Motu proprio “Summorum Pontificum”, ha celebrato una Santa Messa di rito romano antico circondato da un gruppo di ferventi ministranti, con la partecipazione di un coro liturgico gregoriano di Cremona, alla presenza di Mons. Massimo Nanni, arcidiacono della Cattedrale ed ex-cerimoniere del Card. Giacomo Biffi, già arcivescovo di Bologna, e di un folto gruppo di fedeli giunti anche da fuori Bologna.

La celebrazione è stata caratterizzata, secondo la sua propria natura, da un succedersi di lunghi mistici silenzi, alternati dalla sublimità del canto gregoriano e da un raro intercalare di brevi formule tra sacerdote e fedeli.

Bellezza propria di questo Rito è quella di creare un’atmosfera per la quale, almeno per chi sa intendere, ci si sente umilmente e veramente alla presenza della divina Maestà e si avverte quasi sperimentalmente che un ineffabile Mistero d’Amore e di Misericordia avviene sull’altare per opera del sacerdote congiuntamente ai fedeli.

Qualunque tentazione di protagonismo nel sacerdote o di assemblearismo nei fedeli è completamente esclusa. Non è una Messa “dal basso”, ma una Messa “dall’alto”. Solo la Presenza e l’Azione del Mistero balzano in primo piano. Si sente che avviene qualcosa di Sacro. E’ una Messa che sa evocare il timor Domini, senza per questo abdicare in nulla alla filiale confidenza nel Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Ovviamente tutto questo è percepito solo in un clima di fede.

La gioia che emana da questo Rito non è quella secolaresca di certe celebrazioni oggi non infrequenti, ma sorge da una cosciente e sofferta partecipazione al Sacrificio di Cristo, attualizzato sull’altare in un clima di ascolto, di compunzione, di raccoglimento, di adorazione, di lode e di preghiera.

La Santa Messa era stata organizzata dalla Vicepostulazione della Causa di Beatificazione del Servo di Dio Padre Tomas Tyn, già membro della comunità dell’annesso convento di S. Domenico, nel ricordo del XX anniversario del suo pio transito avvenuto nel 1990 in Germania.

Infatti il Padre Tyn per alcuni anni celebrò periodicamente in S. Domenico la Messa tridentina dietro richiesta dell’allora Arcivescovo Card. Biffi, al quale si era rivolto un gruppo di fedeli desiderosi di assistere a tale Rito.

Dopo la morte del Padre Tyn, la Messa tridentina continuò ad essere celebrata per alcuni anni. Erano quindi circa quindici anni che questo antico e illustre Rito, almeno come Messa ufficiale d’orario, non veniva celebrato in S. Domenico.

Nel suo breve discorso d’introduzione alla S.Messa, il Vicepostulatore P. Giovanni Cavalcoli, dopo aver presentato i motivi e l’occasione dell’iniziativa, ha accennato al fatto che Padre Tyn celebrava con pari devozione entrambe le forme di Rito della Messa, quella ordinaria e quella straordinaria, per cui ha proposto la sua figura come fattore di conciliazione ed armonia tra quei devoti dei due tipi di Messa, che sono propensi ad ingiustificati esclusivismi reciproci.

Dal canto suo, il Padre Nuara nella sua omelia ha fatto notare il valore e la bellezza della Messa tridentina, sottolineando come in essa si esprime in modo molto efficace la comune elevazione dello spirito del sacerdote dei fedeli a Dio citando le parole del celebrante “Sursum corda”, alle quali i fedeli rispondono: “Habemus ad Dominum”. La Messa tridentina, ha detto il celebrante, è tutta un inno di lode alla Verità, alla Bontà e alla Bellezza divine.

Inoltre Padre Nuara ha accennato a quanta sarebbe stata la gioia del Servo di Dio alla notizia del Motu proprio del Santo Padre, che liberalizza ulteriormente la celebrazione dell’antico Rito.

Infine ha commentato il brano di una lettera scritta nel 1985 dal Servo di Dio all’allora Card. Ratzinger in lode della Messa di S. Pio V, lettera che il P. Cavalcoli ha pubblicato, con la risposta del Cardinale, nel libro Padre Tomas Tyn, un tradizionalista postconciliare, Edizioni Fede&Cultura, Verona 2007.

Il Padre Nuara ha auspicato che presto Dio si degni di elevare all’onore degli altari il suo Servo Padre Tomas Tyn.

P.Giovanni Cavalcoli,OP
Bologna, 22 giugno 2010
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Di Admin (del 28/05/2010 @ 11:09:37, in Amicizia Sacerdotale, linkato 157 volte)
FINALITÉS de l’A.S.S.P.
(approuvées à Rome, le 8 février 2010)
 
 
 
1.   Aimer la très sainte Eucharistie, la Bienheureuse Vierge Marie, le Pape.
 
2.   Obéir docilement et être en parfaite communion avec le Souverain Pontife, Vicaire du Christ, Successeur de l’Apôtre saint Pierre et Pasteur de l’Église universelle.
 
3.   Connaître, aimer, célébrer, diffuser la Sainte Liturgie latine et grégorienne, en particulier la Sainte Messe traditionnelle et le Bréviaire romain.
 
4.   Étudier et répandre la doctrine catholique telle qu’elle est enseignée par le Magistère de notre Sainte Mère l’Église, en particulier par le Pontife Romain.
 
5.   Dans l’enseignement de la doctrine catholique, reconnaître et suivre saint Thomas d’Aquin comme maître (cf. O.T.).
 
6.   Approfondir la connaissance de la théologie et de la spiritualité mariale ; cultiver une saine, profonde et tendre dévotion pour la très sainte Mère de Dieu, par la récitation fidèle du saint Rosaire.
 
7.   Avoir une vraie dévotion à l’habit ecclésiastique et religieux comme signe de consécration à Dieu et témoignage pour le monde.
 
8. S’engager à prier pour les vocations sacerdotales et religieuses, et à les favoriser.
 
9.   Rechercher une véritable amitié entre prêtres, afin de se soutenir mutuellement.
 
10.   S’engager à célébrer au moins une Messe par mois pour les prêtres vivants et morts, ceux qui sont le plus en difficulté et ceux qui sont le plus abandonnés au Purgatoire.
 
N.B. Pour répondre à ces objectifs, l’Association organisera des exercices spirituels, des colloques, des journées d’études sur la théologie et la liturgie, et des pèlerinages : Informations : www.giovanietradizione.org
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Di Admin (del 27/05/2010 @ 19:02:22, in Amicizia Sacerdotale, linkato 83 volte)

Sodalizio “Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum

Martedì 8 giugno 2010 nella Casa Bonus Pastor, via Aurelia 208 in Roma si terrà l'Incontro dei sacerdoti del Sodalizio "Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum".

 

Questo il programma: Ore 9,00: Accoglienza. Ore 9,30: Ora Terza.

 Ore 10,00: Meditazione di Don Pierangelo Rigon sul tema: "Vita sacerdotale e Liturgia".

 Ore 10,45: Presentazione del Sodalizio sacerdotale A.S.S.P. (per i nuovi)

 Ore 11,45: Comunicazioni per l'Incontro Internazionale dei Sacerdoti col Santo Padre.

 Ore 12,00: Angelus e S. Rosario-

Ore 12,15Incontro dei delegati regionali e Istituzione del Direttivo di ASSP.

 

Ore 13,30 Pranzo e saluti. info: 340.9481716 (Don Camillo).

 

 (I sacerdoti che vorranno celebrare la S. Messa potranno farlo nella Basilica di San Pietro dalle ore 7,00 alle ore 8,30 presentandosi in Sacrestia)

 
FINALITA’ di A.S.S.P. (Approvazione:Roma, 8 febbraio 2010)

1.  Amore alla SS. Eucaristia, alla Beatissima Vergine Maria, al Papa.
2.  Docile obbedienza e perfetta comunione col Sommo Pontefice, Vicario di Cristo, Successore dell’Apostolo San Pietro e Pastore della Chiesa Universale.
3.  Conoscere, amare, celebrare, diffondere la Sacra Liturgia latino-gregoriana, in particolare la Santa Messa Tradizionale e il Breviarium Romanum.
4.  Studiare e diffondere la dottrina cattolica così come insegnata dal Magistero della Santa Madre Chiesa, in particolare del Romano Pontefice.
5.  Riconoscere e seguire nell’insegnamento della dottrina cattolica, San Tommaso d’Aquino come maestro (cf. O.T. 16).
6.  Approfondire la conoscenza della teologia e della spiritualità mariana e coltivare una sana, profonda e tenera devozione alla SS. Madre di Dio, con la recita assidua del S. Rosario.
7.  Devozione all’abito ecclesiastico e religioso come segno di consacrazione a Dio e testimonianza al mondo.
8.  Impegnarsi a pregare e a favorire le vocazioni sacerdotali e religiose.
9.  Ricercare una vera amicizia tra sacerdoti al fine di sostenersi vicendevolmente, collaborando in spirito di carità nell’esercizio del ministero sacerdotale.
10.  Impegnarsi a celebrare almeno una Santa Messa ogni mese per i sacerdoti vivi e defunti, quelli più in difficoltà e quelli più abbandonati in Purgatorio.
N.B. Gli obiettivi del Sodalizio saranno perseguiti con l’organizzazione di esercizi spirituali, convegni, giornate di studio di teologia e liturgia, pellegrinaggi. Info: www.giovanietradizione.org

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Di Admin (del 26/05/2010 @ 11:00:44, in Amicizia Sacerdotale, linkato 135 volte)
Sodalício Espiritual “Amizade Sacerdotal Summorum Pontificum
 
 
Ideais e Fins
 
 
1 – Amor à Santíssima Eucaristia, à Santíssima Virgem Maria, ao Papa.
 
2 – Obediência dócil e comunhão perfeita com o Sumo Pontífice, Vigário de Jesus Cristo, Sucessor de São Pedro Apóstolo e Pastor da Igreja Universal.
 
3 – Conhecer, amar, celebrar e difundir a santa Liturgia latino-gregoriana, em particular a Santa Missa e o Breviário Romano.
 
4 – Estudar e difundir a doutrina católica como é ensinada pelo Magistério da Santa Madre Igreja, especialmente pelo Romano Pontífice.
 
5 – Reconhecer e seguir a Santo Tomás de Aquino como mestre no ensinamento da doutrina católica (cf. O. T. 16).
 
6 – Aprofundar o conhecimento da teologia e da espiritualidade mariana, e cultivar uma devoção sã, profunda e terna à Santíssima Mãe de Deus com a recitação assídua do santo Rosário.
 
7 – Devoção ao hábito eclesiástico e religioso como sinal de consagração a Deus e testemunho ao mundo.
 
8 – Empenhar-se a rezar e a favorecer de todos os modos as vocações sacerdotais e religiosas.
 
9 – Procurar uma verdadeira amizade entre sacerdotes com o fim de se apoiar reciprocamente, colaborando no exercício do ministério sacerdotal em espírito de caridade.
 
10 – Empenhar-se a celebrar pelo menos uma vez por mês uma Santa Missa pelos sacerdotes vivos e defuntos, por aqueles em maiores dificuldades e por aqueles mais abandonados no Purgatório.
 
 
N. B.: Os objetivos do Sodalício Espiritual “A.S.S.P.” se concretizarão com a organização de retiros, exercícios espirituais prolongados, convênios, jornadas de estudo, seminários, cursos de liturgia e de canto, romarias e férias.
 
 
 
 
A. M. D. G.
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Di Admin (del 26/04/2010 @ 19:41:16, in Video, linkato 126 volte)
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Di Admin (del 26/04/2010 @ 19:39:43, in Video, linkato 110 volte)
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Di Admin (del 24/03/2010 @ 19:56:45, in Amicizia Sacerdotale, linkato 153 volte)

Aims and Purpose

 

1.    To live a love for the Blessed Eucharist, the Blessed Virgin Mary and the Holy Father.

2.    To live in docile obedience to, and in perfect communion with, the Holy Father, Vicar of Christ, Successor of the Apostle St. Peter and Pastor of the Universal Church.

3.    To know, love, celebrate, and spread devotion to the Holy Mass in the Roman Rite (?) in particular Holy Mass and the Breviary in their Traditional forms.

4.    To study and diffuse Catholic doctrine as it has been taught by the Magisterium of Holy Mother Church, in particular by the Holy Roman Pontiff.

5.    To recognise and follow St. Thomas as Master in the teaching of Catholic doctrine (cf. Optatum Totius, 16).

6.    To deepen the knowledge of theology and of Marian spirituality and to develop a sane, profound and tender devotion for the Most Holy Mother of God, with the regular recitation of the Holy Rosary.

7.    To foster devotion to religious and ecclesiastical dress as a sign of one’s consecration to God and as a testimony to the world.

8.    To dedicate oneself to praying for and favouring priestly and religious vocations.

9.    To search out again a true friendship between priests with the aim of sustaining one another and collaborating in a spirit of charity in the exercise of the sacerdotal ministry.

10.                       To dedicate oneself to celebrate at least one Holy Mass every month per priests, living and deceased, those most in difficulty and those most abandoned in Purgatory.

NB. These objectives of the Spiritual Sodalità A.S.S.P will be pursued by means of the organisation of retreats, courses of spiritual exercises, conferences, study days, seminars, liturgy and music courses, pilgrimages and vacations.

A.M.D.G.
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Di Admin (del 24/03/2010 @ 19:55:57, in Amicizia Sacerdotale, linkato 167 volte)

OBJETIVOS Y FINALIDAD

 

1.    Amor a la Santísima Eucaristía, a la Bienaventurada Virgen María, al Papa.

2.    Dócil obediencia y perfecta comunión con el Sumo Pontífice, Vicario de Cristo, Sucesor del Apóstol Pedro y Pastor de la Iglesia Universal.

3.    Conocer, amar, celebrar, difundir la Sagrada Liturgia latino-gregoriana, en particular la Santa Misa Tradicional y el Breviarium Romanum.

4.    Estudiar y difundir la doctrina católica así como es enseñada por el Magisterio de la Santa Madre Iglesia, en particular del Romano Pontífice.

5.    Reconocer a santo Tomás de Aquino como maestro y seguirlo en la enseñanza de la doctrina católica (cf. O.T. 16).

6.    Profundizar el conocimiento de la teología y de la espiritualidad mariana y cultivar una sana, profunda y tierna devoción a la Santa Madre de Dios con la recitación asidua del Santo Rosario.

7.    Devoción al hábito eclesiástico y religioso como signo de consagración y testimonio ante el mundo.

8.    Comprometerse a orar y favorecer las vocaciones sacerdotales y religiosas

9.    Procurar una verdadera amistad entre sacerdotes con el fin de sostenerse mutuamente, colaborando con espíritu de caridad en el ejercicio del ministerio sacerdotal.

10.                       Comprometerse a celebrar al menos una Santa Misa cada mes por los sacerdotes vivos y difuntos, por aquellos más en dificultad y los más abandonados en el Purgatorio.

 

N.B. Los objetivos de la Asociación espiritual A.S.S.P. se cumplirán a través de la organización de retiros, tandas de ejercicios espirituales, congresos, jornadas de estudio, seminarios, cursos de liturgia y canto, peregrinaciones y vacaciones.

A.M.D.G.
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